Salute dell'uditoTempo lettura: 4 min.

Cosa dice davvero il tuo audiogramma

Sei uscito dal test dell'udito con un foglio in mano pieno di linee, puntini e sigle, e non capisci quasi niente.

Una cartellina chiusa e una matita su una scrivania.

Sei uscito dal test dell'udito con un foglio in mano pieno di linee, puntini e sigle, e non capisci quasi niente. Succede quasi a tutti: il grafico sembra fatto apposta per essere illeggibile, ma in realtà racconta una storia abbastanza semplice, una volta che sai cosa guardare.

I due assi del grafico

In orizzontale trovi i suoni dal più grave al più acuto. In verticale trovi quanto forte deve essere un suono perché tu lo senta: più il puntino scende verso il basso, più serve un suono forte per farsi sentire in quel punto, quindi peggiore è l'udito lì. Un puntino in alto vuol dire che basta un suono piano perché tu lo percepisca, e questo è un buon segno.

Il grafico ha di solito due simboli per orecchio, uno per ciascun lato. Alcuni test controllano come senti i suoni che arrivano normalmente attraverso l'aria, altri come senti le vibrazioni fatte passare attraverso l'osso dietro l'orecchio. Quando questi due tipi di risultato coincidono, il problema, se c'è, riguarda la parte più interna dell'orecchio. Quando invece sono parecchio diversi tra loro, il problema è più probabile che stia più fuori, nel condotto o nel timpano, ed è spesso una situazione più semplice da affrontare, a volte anche reversibile.

Cosa dice la forma della curva

Con il tempo, è comune che l'udito sui suoni più acuti cali un po' su entrambe le orecchie: è un cambiamento graduale, legato all'età, e riguarda quasi tutti prima o poi. Un calo concentrato su una fascia più ristretta di suoni acuti, invece, è più tipico di chi è stato esposto per anni a rumori forti, sul lavoro o per hobby rumorosi. Una curva che peggiora improvvisamente su un solo orecchio, o solo sui suoni gravi, è un quadro diverso e più raro, e va guardato con più attenzione da chi ti segue.

Nessuna di queste forme, da sola, ti dice con certezza cosa sta succedendo: aiutano a orientarsi, ma la lettura completa spetta a chi ha fatto l'esame.

Il numero riassuntivo

Molti referti riportano anche un valore medio, un numero unico che dà un'idea complessiva di quanto sei lontano da un udito nella norma. È comodo per farsi un'idea al volo, ma da solo dice poco: due persone con lo stesso numero medio possono avere problemi molto diversi tra loro, a seconda di quali suoni sono coinvolti. Non fissarti sul numero, guarda insieme a chi ti ha visitato cosa significa nel tuo caso.

Vale anche la pena sapere che l'esame non è perfettamente identico ogni volta che lo rifai: piccole differenze tra un test e l'altro, fatti a distanza di tempo, sono normali e non vuol dire automaticamente che la situazione sia peggiorata. Solo un confronto fatto da chi legge il referto può dirti se c'è un vero cambiamento.

Quando conviene non aspettare

Nella maggior parte dei casi non c'è nessuna fretta: puoi portare il referto al prossimo controllo e parlarne con calma. Ci sono però un paio di situazioni in cui ha senso muoversi prima. Se l'udito è calato in modo netto e improvviso, magari nel giro di uno o due giorni, e soprattutto se riguarda un solo orecchio, è meglio sentire uno specialista senza aspettare settimane. Lo stesso vale se un orecchio sente decisamente peggio dell'altro, specie se insieme senti anche un fischio o un ronzio da quel lato soltanto. In entrambi i casi la cosa giusta da fare non è rifare l'esame più avanti, ma parlarne subito con chi può visitarti.

Qualche accortezza in più

I test dell'udito gratuiti che trovi su telefono o computer possono darti un'idea di massima, ma non sostituiscono un esame vero fatto in cabina, con gli strumenti giusti e una visita dell'orecchio prima del test. E se hai due referti fatti in momenti diversi, non confrontarli da solo cercando piccole differenze tra i numeri: portali entrambi a chi ti segue, che saprà dirti se c'è qualcosa a cui prestare davvero attenzione.

Il grafico puoi imparare a leggerlo, almeno nelle linee generali, come hai fatto adesso. La diagnosi, invece, resta un lavoro per chi ti ha visitato: porta sempre il referto a un audiologo o a un otorinolaringoiatra per la lettura completa.

↑ Torna all'inizio

Continua a leggere